In falesia e in montagna, diversi tipi di arrampicata

Cosa cambia e cosa è bene sapere prima di passare dalla falesia alla montagna

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L’arrampicata oggi non è più uno sport d’élite e nemmeno sconosciuto. Capita sempre più spesso nei centri commerciali, persino nei fast food, di vedere strutture dotate di prese artificiali per invogliare i bambini a giocare ad arrampicarsi, e anche le palestre urbane sono sempre più grandi e frequentate. Dall’indoor alla falesia il passo non è lungo, o almeno è più breve che verso la montagna, dove arrampicare implica la padronanza di un ambiente severo e pericoloso quanto più affascinante. Che differenza passa tra la palestra di roccia e l’arrampicata in ambiente alpino? In che senso possiamo definirli diversi tipi di arrampicata? Lo abbiamo chiesto a Pietro Dal Pra, fortissimo scalatore, Guida alpina e ambassador La Sportiva.

Dall’arrampicare in falesia all’arrampicata in montagna cambia tutto. L’arrampicata in falesia è un’arrampicata sportiva in cui si eliminano i pericoli legati al terreno verticale per concentrarsi sul raggiungimento della difficoltà pura o mantenendola come attività sportiva e ludica. In falesia tutti gli itinerari sono pre-attrezzati e le condizioni meteorologiche non hanno un’importanza fondamentale in termini di rischio. In montagna si pratica un’arrampicata più alpinistica, gli itinerari non sono pre-attrezzati e sempre semplici da seguire.

Mentre in montagna si vanno a percorrere pareti di alcune centinaia di metri, in falesia si fanno vie che solitamente sono lunghe tra i 20 e i 25 metri, nei quali si possono trovare magari 10 protezioni. Nell’arrampicata sportiva l’itinerario da seguire è evidente e abbiamo delle protezioni tendenzialmente sicure che tengono 2500 kg l’una, su cui è possibile appendersi e che concepiscono anche l’errore, la caduta, che è evento abbastanza normale.

Questo non avviene in montagna. Gli itinerari non sono sempre evidenti da seguire, su 25 metri possono anche non esserci protezioni, oppure, se ci sono, possono non essere così sicure da farci affidamento. Anzi dobbiamo essere noi o a valutarne le condizioni nel momento in cui le troviamo (trattasi di chiodi da roccia), oppure decidere se integrarle con strumenti che si chiamano friends o nuts che sono protezioni non fisse ma amovibili.

L’arrampicata in montagna impone quindi un’esperienza e una conoscenza di tutte le tematiche legate alla sicurezza che è molto più profonda di quella necessaria per l’arrampicata sportiva, dove si diventa autonomi nel giro di un tempo relativamente breve. Per l’arrampicata in montagna invece, serve molta più esperienza per muoversi in modo relativamente sicuro.

In questo senso sono due tipi di arrampicata diversi, per queste ragioni lo stesso grado di difficoltà superato in montagna può essere nell’insieme più complesso che in falesia. Si tratta di muoversi su terreno verticale con una grande padronanza e conoscenza della tecnica dell’arrampicata, perché mentre nell’arrampicata sportiva la caduta è concepita così non è in montagna. La regola che ricordo sempre è: “in montagna non si cade”, la caduta non è concepibile né da concepire. La sicurezza vera è data proprio dal fatto di non cadere.

Chi volesse imparare sicuramente può rivolgersi alle Guide Alpine, che sono le uniche figure professionali abilitate all’insegnamento dell’arrampicata sia sportiva, in falesia, che in montagna. Esistono diversi tipi di corsi, individuali o collettivi organizzati da numerose associazioni di Guide Alpine, non solo in montagna ma anche in città. E poi ci sono i corsi del Club alpino che altrettanto danno la formazione per potersi muovere in modo relativamente sicuro su terreno alpino”.

 

Nella foto Pietro Dal Pra arrampica in montagna, alle Pale di San Lucano (Foto Dal Pra)

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