Trail running e skyrunning, quali differenze?

Nicola Giovanelli ci spiega cosa cambia tra i due tipi di corsa in montagna

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Nicola Giovanelli atleta La Sportiva di trail running e skyrunning
Nicola Giovanelli atleta La Sportiva di trail running e skyrunning Nicola Giovanelli atleta La Sportiva di trail running e skyrunning

Quando si parla di corsa in montagna si pensa principalmente a due tipi di gare: trail running e skyrunning. Si tratta di due discipline molto diverse fra loro, che richiedono approcci, equipaggiamenti e resistenze differenti. Ne abbiamo parlato con Nicola Giovanelli, atleta del team La Sportiva, che ha iniziato la sua carriera di corridore come sky runner approdando negli ultimi anni anche al trail running.

Trail running e Skyrunning e, che differenza c’è?
Lo skyrunning si corre su percorsi più tecnici, che sono quelli che preferisco e che possono prevedere tratti quasi di arrampicata. Così per esempio nella World Series, che ho fatto l’anno scorso. Il trail invece si svolge su sentieri battuti e non tecnici, solitamente prevede percorsi più veloci e più lunghi almeno nelle competizioni più importanti, e quindi c’è una gestione differente della gara. Lo skyrunning può essere più estremo e richiede una grande conoscenza della montagna e la capacità di muoversi in alta quota, mentre il trail è adatto anche a chi è abituato a camminare o magari corre in piano, in città e vuole avvicinarsi alla corsa in montagna.

Che tipi di corridore bisogna essere per fare gare di trail running e skyrunning?
Bisogna essere fisicamente in forma, con una buona forza muscolare per essere in grado di gestire salite e discese libere, e saper quindi controllare la stabilità del ginocchio e della caviglia. Anche nel trail è fondamentale la forma muscolare come in tutte le discipline di endurance, ma forse è meno importante che nello sky perché difficilmente hai salite che possono avvicinarsi al vertical. A livello di urto e di impatto è meno incisivo. Dal punto di vista dell’allenamento non ci sono grandi differenze, dipende magari di più dalla distanza e dal terreno. Se voglio fare gare molto tecniche di skyrunning dovrò andare ad allenarmi su terreni tecnici, mentre se voglio fare una gara di trail posso allenarmi su qualsiasi sentiero ben battuto.

Dal punto di vista dell’attrezzatura, usi scarpe diverse per le due discipline?
La scelta della calzatura è molto soggettiva. Per gare di skyrunning uso scarpe più leggere magari con più protezione se so che il percorso passerà da ghiaioni e su sassi, per esempio le Mutant. Nel trail uso scarpe più pesanti come l’Akasha, per avere una calzatura comoda che è importante in gare lunghe. Una scarpa più prestante ma meno comoda può andare bene per una gara di 2 ore ma non di 20. Nelle corse lunghe servono scarpe che puoi tenere ai piedi a lungo senza che ti diano vesciche o dolori, soprattutto se non hai la possibilità di cambiarle durante la gara.

Come cambia l’abbigliamento nelle gare di trail running e skyrunning?
Nello sky materiale obbligatorio non ce n’è se non un antivento, quindi una mantellina leggera che peraltro, se è previsto bel tempo stabile, gli organizzatori possono anche non richiedere. Essendoci anche tanti ristori di solito abbastanza comodi non hai neanche necessità di portarti acqua o viveri, se non qualche sale o barretta di integrazione. Nei trail invece il materiale obbligatorio c’è sempre: mantellina antivento, pantaloni, guanti, berretto, acqua perché tante volte si corrono in autosufficienza alimentare, e quindi serve un bel po’ di materiale al seguito, dipende dal regolamento della gara. In termini amatoriali direi che l’equipaggiamento si decide in base alle previsioni meteo e dalle condizioni della montagna. È importante informarsi prima per sapere se sul percorso troveremo acqua, neve, se ci sono passaggi tecnici con catena ecc. Sicuramente è sempre consigliabile avere dietro una giacca, magari d’estate più leggera mentre più pesante in autunno e in primavera, un berretto o una fascetta. I pantaloni lunghi sono meno rilevanti perché le gambe sono la parte in cui si soffre meno il freddo, però è importante avere da coprirsi nel momento in cui ci si ferma, quindi possono essere più utili in una corsa di trail running, più lunga, di 6 o 8 ore, soprattutto alla fine quando hai finito l’apporto energetico e magari sei anche più lento rispetto all’inizio. E poi l’acqua: prima di partire bisogna cercare di capire se sul percorso troveremo acqua oppure no, perché in molte zone proprio non ce n’è, e infine l’alimentazione. Non servono 10 panini nello zaino, ma integratori o barrette o gel sì, che ci danno parecchie calorie con un peso leggero.

Il trail running si corre non solo in montagna, ma dappertutto, anche nel deserto per esempio. Tu hai mai fatto gare di questo tipo?
Due anni fa sono stato a Boulder in Colorado per 6 mesi, per uno stage del dottorato e lì ho fatto una gara di 50 km, che è la distanza che mi piace di più, quindi in 4, 5 ore di gara nel deserto dello Utah. Non è proprio deserto classico, ma è un deserto di sabbia e roccia. I dislivelli sono inferiori a quelli in montagna, ma sei in una situazione differente in cui devi gestire meglio il caldo, il sole che picchia. È stata un’esperienza particolare, anche se la mia passione rimane la montagna, mi attrae molto di più correre in quota.

 

Leggi la biografia di Nicola Giovanelli

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