Vie ferrate, preparazione e pericoli da evitare

Buone norme e consigli della Guida alpina Franco Nicolini

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Temporali, scelta dell’itinerario, ritmi di marcia differenti. Per chi è alle prime esperienze di vie ferrate non è semplice considerare tutte le situazioni in cui si possono presentare pericoli imprevisti. Abbiamo chiesto allora qualche utile raccomandazione a Franco “Franz” Nicolini, Guida alpina trentina, di casa nelle Dolomiti di Brenta dove gestisce il rifugio Pedrotti, e testimonial C.A.M.P.

Come ci prepariamo a escursioni su vie ferrate?
Quando si decidere di percorrere una ferrata bisogna sceglierla in modo che sia adatta al livello di tutti gli escursionisti che faranno parte del gruppo. È necessario arrivare dotati di tutta l’attrezzatura necessaria: imbracatura, casco e set da ferrata da agganciare al cavo metallico che è già sito nella ferrata stessa. Tra le primissime cose da valutare c’è poi il meteo: prima di partire è bene chiedere al rifugista o informarsi sui siti internet più precisi. È importante poi studiare l’itinerario e la lunghezza del percorso: per esempio se so che la ferrata richiede 7 ore di percorrenza, e tra 3 ore è previsto l’arrivo del temporale, o cambio itinerario o mi fermo al rifugio a giocare a carte aspettando che il tempo migliori.

Cosa fare se ci sorprende un temporale durante una ferrata?
Il temporale è il pericolo più grande per chi affronta vie ferrate. Specialmente in montagna sappiamo che il temporale va a scaricare su quelle corde d’acciaio che sono sparse lungo il tracciato, cosicché anche se sono lontano anche centinaia di metri dal luogo di scarico del fulmine, la scarica elettrica mi raggiunge lo stesso. Per questo consiglio vivamente prima di affrontare una ferrata di guardare le previsioni meteo e di studiare l’evoluzione del tempo, alzando ogni tanto gli occhi al cielo, che è importantissimo. Se vediamo arrivare il cielo scuro, dobbiamo darci da fare per tirarci fuori da quella situazione, per allontanarmi dai cordini d’acciaio. Cercheremo di metterci in una nicchia, in un anfratto della roccia o in un luogo riparato ad aspettare che il temporale passi. Evitiamo quindi sicuramente la linea del cordino d’acciaio, ma evitiamo anche i canali dove scorre l’acqua che è un conduttore di elettricità.

Quali altri situazione dobbiamo tenere sottocchio?
Un altro pericolo importante è quello della caduta di massi dall’alto, ma si tratta di uno dei pericoli oggettivi della montagna che non si possono prevedere o anticipare. Naturalmente per piccoli sassi abbiamo il casco che è sufficiente a proteggerci la testa. Poi c’è il problema dei sorpassi in ferrata: non tutti andiamo alla stessa velocità, ci sono escursionisti più veloci ed altri più lenti. Io raccomanderei ai più veloci di sorpassare nei luoghi più comodi, più larghi, non in cenge strette in cui possono dare fastidio a quelli più lenti, oppure trovarsi loro stessi in imbarazzo perché magari scavalcano una persona e si ritrovano alla fine con un set da ferrata che non arriva al cordino d’acciaio per potersi assicurare. Meglio piuttosto stare dietro, godersi il panorama e aspettare il luogo più largo per superare.
Un’altra cosa a cui prestare attenzione sono i canali ghiacciati. Non è il caso di quest’anno perché di neve non ce n’è più, ma nel caso di canali ghiacciati raccomandiamo di portarsi anche una corda, 30 metri sono sufficienti. Il più bravo, assicurato da quello dietro, va dall’altra parte, tende la corda, pone l’ancoraggio, e gli altri agganciandosi alla corda riescono a passare il canale nevoso in sicurezza.
Infine, da un punto di vista mentale, fondamentale è non lasciare andare mai la concentrazione. Anche dove non ci sono i cordini, è sempre necessario stare attenti a dove si mettono i piedi e le mani. Il fatto che non ci sia un cordino quindi, non vuol dire che posso lasciar calare la concentrazione.

 

Foto della ferrata Pisetta di Franco Nicolini

 

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