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E tu hai paura del lupo?

Parliamo di grandi predatori con l’associazione Io non ho paura del lupo

Si è appena concluso il festival organizzato dall’associazione Io non ho paura del lupo, nella sua prima versione interamente digitale. Noi di outdoortest.it l’abbiamo seguito e abbiamo deciso di raccontarvi questa bellissima realtà insieme a Francesco Romito, vicepresidente dell’associazione e responsabile della comunicazione.

Fino all’inizio del secolo scorso il lupo veniva cacciato per denaro, pratica che ha spinto questa specie sull’orlo dell’estinzione. È solo negli anni ’70 che viene classificata come specie protetta, e negli anni ’80 fa il suo ritorno sulle Alpi Occidentali.

Nel 2016 il lupo viene messo sotto i riflettori e “additato” come pericolo imminente per gli abitanti della Val Taro, nell’Appennino Settentrionale. Vengono condivise informazioni distorte e allarmiste nei confronti del lupo, ed è proprio per contrastare questa cattiva informazione che alcuni abitanti della zona si riuniscono e fondano l’associazione. Da allora l’associazione è cresciuta ed è presente anche sulle Alpi e Prealpi, con l’intento di fare buona informazione, favorendo la coesistenza tra lupo e attività umane, e raccogliere dati sulla presenza del lupo su Alpi e Appennino. Organizza inoltre campi didattici ed escursioni, che utilizza come mezzo per diffondere informazioni e aumentare la consapevolezza delle persone nei confronti di questo animale. Insomma, lo scopo è quello di educare la popolazione, che spesso e volentieri non conosce la verità.

Fonte www.iononhopauradellupo.it

Abbiamo chiesto a Francesco di spiegarci meglio di cosa si occupa Io non ho paura del lupo e in che modo organizza le sue attività.

Quali sono i progetti che porta avanti l’associazione?

La nostra associazione è impegnata principalmente nelle seguenti attività: monitoraggio della presenza del lupo in alcune aree delle Alpi Orientali e dell’Appennino Settentrionale, specialmente in provincia di Parma. Comunicazione e divulgazione sul lupo e sulla convivenza con esso attraverso attività sul campo di diverso tipo e attraverso una piattaforma social sul web. Supporto a pastori e allevatori, e più in generale allo sviluppo di progetti specifici come “Wool for the Wolf”, “Il viaggio del lupo” o il nuovo progetto a cui stiamo lavorando dedicato al supporto agli allevatori.

In che modo l’associazione svolge la sua attività divulgativa?

In tempi normali facciamo tanti eventi, escursioni didattiche e campi formativi, ma visto il periodo difficile per gli eventi in presenza tutto si è spostato online, attraverso iniziative come “Il festival di #iononhopauradellupo” che quest’anno abbiamo svolto in forma “digitale” e che speriamo presto di poter replicare in presenza.

Qual’è il ruolo dei volontari? In che modo si può sostenere l’associazione?

I volontari sono il cuore dell’associazione, si danno da fare per realizzare tutto quello che l’associazione sviluppa. Alcuni si occupano più del monitoraggio del lupo, altri della gestione interna dell’associazione, ma tutti sono accomunati da una grande passione. Per darci una mano occorre associarsi, lo si può fare su www.iononhopauradellupo.it!

Fonte www.iononhopauradellupo.it

Il festival

Sono stati sei giorni ricchi di interventi e documentari, sul lupo ma non solo, in compagni di esperti e attivisti ambientali, e i temi trattati sono stati innumerevoli. Si è parlato di attivismo ambientale e di come questo sia fondamentale per portare l’attenzione generale su temi importanti come la convivenza tra uomo e animali selvatici. Si è parlato poi del rapporto che l’uomo ha con gli animali selvatici, e di come questo rapporto sia drasticamente mutato nel tempo. Ci siamo inesorabilmente allontanati da quell’ambiente naturale che secoli fa era parte della nostra vita quotidiana, fino a dimenticarci le regole del gioco e perdere il nostro rapporto col selvatico. Un altro argomento di discussione è stato poi il ruolo della comunicazione, e di come essa possa alimentare la nostra paura e la nostra ansia nei confronti del lupo e degli altri animali selvatici. E ancora, si è parlato di coesistenza tra grandi predatori e zootecnia, attraverso la testimonianza in prima persona di tre allevatrici che operano in Appennino e sulle Alpi.

Il festival si è concluso con un intervento dedicato agli ultimi cinquant’anni del lupo in Italia, a cosa abbiamo imparato e alla strada che c’è ancora da fare per garantire al lupo un futuro sulle nostre montagne.

Se vi siete persi il festival è possibile rivedere tutti gli interventi sulla pagina web di Io non ho paura del lupo www.iononhopauradellupo.it.


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