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Novità e tendenze dello sci 2019/2020

Rocker, allmountain, sci da donna. Cosa ci riserva il mercato e cosa cercano gli sciatori

Incuranti delle preoccupazioni, peraltro giustificate, riguardo agli effetti del cambiamento climatico sulla pratica del nostro sport preferito, guardiamo avanti e andiamo a scoprire cosa ci riserva quest’anno il mercato dello sci. In attesa della prima vera neve, è sempre un bello sport guardare le vetrine (sopratutto online) colme di sci, scarponi, abbigliamento e accessori, gli oggetti del nostro desiderio da qui fino a Natale e scoprire le novità e tendenze in atto.

Premesso che, ormai da parecchie stagioni, non osserviamo vere e proprie rivoluzioni (l’ultima fu l’avvento del carving, nel lontano 1995), né particolari spunti innovativi nei criteri di costruzione di sci e scarponi, ma soltanto aggiustamenti a metà tra vero contenuto e marketing, tesi a ottimizzare le prestazioni da un lato e a stimolare il mercato in crisi, dall’altro, vale la pena analizzare alcuni aspetti decisamente interessanti.

Neve in abbondanza sulle montagne di Livigno
Neve in abbondanza sulle montagne di Livigno

Che fine ha fatto il rocker?

Come tutte le mode, ha fatto il suo tempo per poi, apparentemente, finire nel dimenticatoio. Vediamo come è andata. Il termine “rocker” letteralmente significa “ricurvo“, “dondolante” (rocking chair = sedia a dondolo), quindi è intuitivo comprendere come la forma rialzata di punta e coda dello sci, nella fantasia degli americani evocasse esattamente quell’immagine. All’inizio furono i pionieri dello snowboard, ai tempi del grande Jake Burton, che vollero incurvare la punta delle loro rudimentali tavole per meglio governarle in “fresca”, poi, molto più recentemente (seconda metà degli anni ’90), le Case dello sci, ormai liberate (grazie al fenomeno carving) dal loro atavico tradizionalismo, osarono applicare il sistema ai loro attrezzi, stortandoli letteralmente in punta e coda, per renderli più facili nella manovra anche su neve ben battuta.

Punta e coda con "rocker" e centro sci "camber"
Punta e coda con “rocker” e centro sci “camber”

Fu un’illuminazione. Da un giorno con l’altro, gli sci divennero più agili, divertenti, stimolanti e, sinceramente, fummo tutti convinti che questa del rocker fosse davvero, se non una seconda rivoluzione, almeno un’evoluzione epocale. Fu un’orgia di pieghe e di nomi: tip, tail, early rising, front, full, high… Trovare uno sci che non ne avesse un po’ era difficile, eccezion fatta per i modelli da gara (quelli veri), che non si potevano permettere derive modaiole potenzialmente controproducenti. In realtà non tutte le ciambelle riuscirono con il buco. A fronte di un certo numero di buoni modelli che con la costruzione “roccherata” guadagnarono effettivamente in agilità e “usabilità”, sul mercato comparvero svariate interpretazioni che invece persero molto in fatto di stabilità, capacità di conduzione, tenuta sui terreni più impegnativi.

Il pubblico fece le spese di questa confusione costruttiva e forse fu proprio questa una delle (numerose) ragioni del calo di fiducia nei confronti del mercato, e del conseguente calo di vendite in atto ormai da oltre quindici anni. Oggi il rocker, ridimensionato, è una delle opzioni costruttive che viene utilizzata solo su quei modelli che effettivamente potrebbero trarne giovamento: freeride, allmountain (per evidenti vantaggi in galleggiamento e manovrabilità), principianti (per facilità di curva).

Pista e fuoripista, l'essenza dello sci allmountain
Pista e fuoripista, l’essenza dello sci allmountain

Allmountain, questo sconosciuto

Lo sci moderno è nato in Europa, sulle Alpi e qui risiedono i più grandi marchi di produzione, da sempre. Eppure non si capisce come mai siano sempre gli americani a imporre i loro nomi, le loro categorizzazioni che da noi risultano perlomeno inadatte. E’ il caso, tra molti altri, del termine “allmountain” che da il nome a una categoria di sci diffusa nel nostro mercato ma che, sono certo, solo a pochi risulta chiara e decifrabile.

Si tratta di uno sci per “tutta-la-montagna” che, in effetti, vuol dire tutto e niente allo stesso tempo. Bisogna fare uno sforzo per andare a conoscere almeno un po’ come viene vissuto lo sci in USA, con un approccio decisamente meno tecnico, più “easy” e improvvisato di quanto invece non accada da noi. Ne consegue che l’attrezzo debba essere versatile, ibrido, capace di portare lo sciatore in neve profonda, accidentata e, solo in minima parte, battuta (l’esatto contrario del nostro “mood”). Uno sci, quindi, che va dappertutto ma che non è al “top” su alcun terreno. Tutto sommato, un buon compromesso che va nel senso della facilità d’uso e molteplicità di utilizzo. Questo anche grazie ai costruttori stessi che hanno trovato la giusta declinazione del prodotto “allmountain” in chiave europea, vale a dire molto più pista che fuori, più battuto che morbido, più uniforme che accidentato. Qui una selezione di prodotti Allmountain.

Donne sempre più esigenti in pista
Donne sempre più esigenti in pista

Sci da donna, sempre più protagonista

Questo è un bel messaggio. Insistendo, parlandone, ascoltando il pubblico femminile, qualcosa si è mosso. Finalmente gli sci “W” (women) sono protagonisti del mercato. E non si tratta esclusivamente di modelli più o meno “belli” o fashion, ma sempre di più di strumenti appositamente studiati per incontrare le aspettative di un pubblico molto esigente, che sa il fatto suo, che vuole divertirsi sulla neve ma anche crescere nelle abilità e nel livello di prestazione.

Le donne oggi sono allenate, vanno in palestra ma si dedicano anche con assiduità e intensità a molte discipline outdoor e si presentano pertanto in pista molto preparate e con voglia di dimostralo. Va da sé che gli sci da donna di un tempo, seconda scelta del mercato maschile, un po’ più leggeri e corti e magari con qualche colore un po’ più accattivante, non siano più sufficienti. Anzi, non sono più accettati.

Ma siamo sicuri che lo sci femminile debba per forza essere diverso dagli altri? In fondo le differenze fisiche e bio meccaniche tra i sessi non sono così determinanti. Il “gap” principale risiede nelle qualità muscolari e organiche, piuttosto che in quelle posturali e di assetto. Le prime stanno mutando e rapidamente. In quasi tutti gli sport, la componente femminile sta riducendo il divario con lo standard maschile. Le donne sono sempre piùforti” e dedite a discipline e allenamenti molto intensivi. A questo punto non saprebbero che farsene di sci troppo gentili, accomodanti, in ultima analisi, “scarsi”.

In quanto all’assetto posturale femminile, che si vorrebbe più improntato all’arretramento, all’appoggio sul tallone, mi permetto di dissentire. Se ciò può valere in condizione statica, questa impostazione non vale in azione, quando l’assetto stesso è costantemente modificato, influenzato, dalla sciatrice stessa, dalla sua tecnica abbinata alla sua prestanza fisica. Quindi, gli sci “da donna” non servono? Certo che si, purché vengano intesi come un arricchimento del prodotto concepito per gli uomini, dove leggerezza e giusta calibrazione del flex (in lunghezza e torsione) siano quel valore aggiunto indispensabile. Ecco una selezione dei prodotti femminili.

Il servizio del negozio e del noleggio fanno la differenza nella soddisfazione degli sciatori
Il servizio del negozio e del noleggio fanno la differenza nella soddisfazione degli sciatori

Comfort, polivalenza e… prezzo

Tirando le somme, le cose non sono poi cambiate di molto nelle ultime stagioni. Se indaghiamo tra il pubblico, in modo trasversale, per genere, abilità, livello di passione, scopriamo che la maggior parte dei circa tre milioni di sciatori in Italia desidera le stesse cose: attrezzatura comoda (leggera), versatile (capace di fare più cose) e che costi il giusto (difficile capire il limite…).

A consuntivo possiamo dire che il mercato, i produttori, rispondono in modo mediamente adeguato. A saper ben cercare, tra novità e tendenze a disposizione, ogni sciatore trova oggi la riposta giusta alle proprie esigenze. In quanto ai prezzi, beh questo è il tasto dolente lamentato dalle aziende che indicano negli acquisti online e nella crescita del noleggio, la difficoltà primaria nel sopravvivere. Dal latoconsumer“, però, non si può ignorare come l’aumentata concorrenza abbia portato a un generale abbassamento dei prezzi, secondo le regole più classiche dell’economia (maggior concorrenza = minor prezzo).

Il problema principale è il sovraffollamento di offerte, di sigle, di categorie e la conseguente difficoltà di reperire informazioni adeguate e credibili riguardo ai prodotti da scegliere. E, per questo, ci siamo noi di Outdoortest, con la nostra guida aggiornata, i nostri test approfonditi e i consigli dei nostri esperti. Buona lettura.


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