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In cordata su ghiacciaio: quando, come e perché

Tecniche e indicazioni della Guida alpina Matteo Giglio

Se davanti allo spettacolo della vastità di un ghiacciaio sentite il richiamo dell’escursione, ma non avete con voi il materiale necessario alla vostra protezione, fate come Ulisse: sfuggite alle sirene e tornate quando sarete pronti. Tante infatti, sono le insidie e i pericoli nascosti, per questo è caldamente raccomandata la progressione in cordata su ghiacciaio. Perché? Come ci si lega? Quando è assolutamente necessario? Ne abbiamo parlato con Matteo Giglio, Guida alpina valdostana, Istruttore Guida alpina e atleta C.A.M.P.

Quando e perché è necessario legarsi in cordata su ghiacciaio?
Come regola generale, su ghiacciaio si procede sempre legati in cordata. Il motivo è tanto semplice quanto fondamentale: nel caso di cedimento di un ponte di neve su un crepaccio, la corda serve per frenare e arrestare la caduta. Chiaramente l’altro componente (o gli altri componenti) della cordata deve essere preparato all’eventualità e sapere come comportarsi. Ramponi calzati, piccozza in mano e corda sempre tesa sono il segreto per riuscire a trattenere una caduta.

Come ci si lega? Quanti per volta?
Il sistema più sicuro di legatura prevede l’utilizzo della corda direttamente sull’imbracatura con uno del classici nodi (otto, bulino…). Il numero minimo di componenti di una cordata è due; non esiste un numero massimo teorico ma si può dire che cordate con più di sei componenti sono difficili da gestire.

Come si procede?
Si cammina ad un ritmo che sia conveniente al meno allenato della cordata. Si procede legati in cordata ad una distanza variabile a seconda del numero dei componenti e del terreno affrontato. In due occorre mantenere una distanza di circa una decina di metri circa; all’aumentare dei componenti le distanze tra gli stessi potranno essere ridotte. In presenza di condizioni particolari (riconoscibili solo da un occhio esperto) la distanza di legatura dovrà essere maggiore. La corda tra i componenti della cordata dovrà sempre essere tenuta tesa e mai tenuta in mano.

Non basta sapersi legare. È necessario anche saper fare le manovre di recupero in caso di caduta in crepaccio, è così?
Certamente. Esistono alcune manovre che permettono il recupero di una persona caduta in un crepaccio; a seconda delle sue capacità e del suo stato di salute si dovranno attivare procedure differenti. Serve materiale aggiuntivo di cordata, oltre alla corda già utilizzata per legarsi: moschettoni, cordini, dispositivi autobloccanti, fettucce. Il vero problema è sapere utilizzare questo materiale. Difficile da spiegare in poche righe per iscritto. Il consiglio è quello di provare una simulazione “a secco” con l’aiuto di un professionista che spiega la corretta procedura di esecuzione. In un secondo tempo, può essere interessante provare queste manovre sul terreno, avendo l’accortezza di scegliere una location sicura.

Chi volesse sperimentare per la prima volta la progressione in cordata su ghiacciaio, a chi può rivolgersi?
L’unica figura professionale abilitata all’insegnamento delle tecniche di progressione e sicurezza in montagna è la Guida alpina. Considerato il basso contenuto tecnico di un’escursione su ghiacciaio molta gente è portata a pensare di poterlo fare in completa autonomia senza bisogno di affidarsi ad un esperto. In realtà, la Guida alpina – oltre ad insegnare il corretto utilizzo di materiali e tecniche – possiede l’esperienza necessaria per individuare le situazioni di potenziale pericolo e per una corretta gestione del rischio.

 

Photo credit Matteo Giglio

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