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Come interpretare le previsioni meteo: intervista all’esperto

Guida completa alle previsioni meteo per chi pratica sport outdoor, con curiosità, fake news, consigli pratici e informazioni tecniche

In questo approfondito articolo parleremo a 360° della corretta interpretazione delle previsioni meteo, con un occhio particolare alle esigenze degli appassionati di sport outdoor. Nell’epoca in cui viviamo, l’osservazione del cielo, del vento, delle nuvole ha lasciato spazio ad applicazioni per smartphone e previsioni meteo multimediali e dinamiche. Resta il fatto che, per chi ama e vive la montagna e il mare, avere una buona conoscenza degli strumenti a disposizione e di concetti base sul meteo sono mezzi fondamentali per muoversi in sicurezza e responsabilità.

La quiete dopo la tempesta. Photo by David Brooke Martin on Unsplash

Lasciamo la parola a Luca Tessore, il nostro esperto e dottore in Scienze Forestali e Ambientali, che in questo articolo, bello e approfondito, ci ha raccontato tutto quello che c’è da sapere sulle previsioni meteo, spiegandoci le basi di una scienza, parlandoci di bufale, dandoci dritte, consigli pratici davvero utili, aiutandoci a imparare a leggere e interpretare in maniera corretta i bollettini meteo.

Intervista: come interpretare le previsioni meteo

Luca Tessore, Dottore in Scienze Forestali e Ambientali

1. Le previsioni meteo fino a quanti giorni sono attendibili?

“In generale si può dire che fino a 3 giorni le previsioni sono tendenzialmente attendibili. Questo vale per organizzare un pic-nic, ma non per chi pratica escursionismo o alpinismo: in questo caso si deve limitare il più possibile il tempo intercorso fra l’acquisizione dei dati meteo e il periodo di previsione. In parole semplici si dovrà guardare il bollettino meteo la sera per la mattina in modo da ridurre il più possibile l’incertezza data dalle numerose variabili”.

“Precipitazione nevosa con grossi agglomerati di cristalli tipica nel nostro settore di situazioni di perturbazioni provenienti da Sud”. Crediti: Luca Tessore

2. Perché alcuni siti propongono previsioni fino a 10 giorni?

“Senza entrare nel merito del marketing pubblicitario, molto semplicemente perché la matematica glielo permette. I modelli utilizzati possono produrre dati anche a lungo termine; sta a noi comprenderne il significato e dargli il giusto peso per organizzare le proprie attività. In generale se annotassimo gli errori delle previsioni noteremmo molto probabilmente che ci sono alcuni periodi in cui i bollettini settimanali tendenzialmente sono corretti, altri dove sono sbagliate addirittura le previsioni delle 24h; tutto dipende dall’energia in gioco: più è alta e più il sistema è instabile; ecco perché d’estate specie sulle nostre montagne è più difficile dare previsioni settimanali attendibili“.

“Autunno, la notte ha fatto raggiungere la temperatura di rugiada determinando cosi la formazione della nebbia”. Crediti: Luca Tessore

3. Come si può interpretare in maniera corretta i dati delle previsioni meteo/una mappa meteorologica?

“Tendenzialmente oggi ci si affida a delle app meteo più ancora che al meteo dei vari notiziari e per esperienza personale la simbologia fa da padrona. In entrambi i casi, la semplicità e l’immediatezza vincono sempre. Questo modo di informarsi sul meteo è molto superficiale e non è consigliato per chi pratica attività outdoor. In un territorio caotico dal punto di vista morfologico come l’Italia e a maggior ragione le montagne, è necessario “zoomare” sull’area d’interesse e approfondire alcuni aspetti.

A mio parere ci sono due modi di utilizzare le previsioni meteorologiche, l’utilizzo passivo e l’utilizzo attivo. La maggior parte delle persone subisce la notizia in modo passivo e non le interpreta in modo attivo; spesso non si conosce e non si tiene in considerazione la morfologia del territorio su cui agisce la previsione ma questo dato è indispensabile per poter analizzare correttamente una previsione meteorologica.

Photo by Joshua Reddekopp on Unsplash

Per esempio nel settore nord occidentale delle Alpi c’è una bella differenza fra una perturbazione proveniente da SSE rispetto ad una proveniente da O: d’inverno le due perturbazioni portano nevicate differenti per intensità, tipologia dei cristalli, durata, altezza dello zero termico, quindi da questo si possono ipotizzare differenti condizioni di innevamento. Per leggere in modo più efficace i dati meteorologici è bene abituarsi a correlare fra loro tutti i parametri in modo da poter effettuare dei ragionamenti a 360° utili a prendere le decisioni in situazioni dubbie.

Le mappe meteorologiche possono essere un valido aiuto per interpretare in maniera più corretta un dato. Le mappe in relazione alla scala d’osservazione ci fanno capire con immediatezza la provenienza e l’evolversi della perturbazione e dei vari parametri, imparare a leggere e interpretare una mappa meteorologica non è certo semplice ma vale la pena acquisire qualche informazione in merito per ottenere delle previsioni più significative per la nostra uscita. Quindi interpretare in modo attivo significa compiere dei ragionamenti sui dati e non lasciarsi influenzare sulle scelte in modo passivo.

Se la previsione dava temporali a partire dalle ore 15:00, probabilmente segnalava anche un aumento della velocità del vento, magari con direzione variabile. Se alle 12:00 il vento ci sorprende dovremmo ricordarci che era correlato all’arrivo di un temporale, nonostante fosse previsto due ore dopo, e valutare il da farsi in relazione a questo dato puntuale e oggettivo”.

Photo by Vidar Nordli-Mathisen on Unsplash

4. Quali sono i concetti base?

“Dietro al simbolo del sole o della saetta sopra la nostra montagna preferita ci sono una serie di misurazioni effettuate da varie stazioni meteo che acquisiscono dei valori, che descrivono lo stato atmosferico, i quali inseriti in una serie di modelli matematici restituiscono altrettanti valori che interpretati dal meteorologo di fiducia ci danno appunto le previsioni. Da questa breve descrizione del dietro le quinte di un bollettino meteo si può capire come sia importante l’origine del dato, tutto parte da li. Più la previsione è lontana dall’acquisizione del dato più questa ha probabilità di errore in quanto basta una piccola variazione nella direzione del vento o nella temperatura atmosferica per far variare completamente l’andamento meteorologico.

Si può paragonare il sistema atmosferico ad una scatola di vetro dove ci sono delle palline che rimbalzano, prevedere dove saranno tutte le palline fra 1 secondo è relativamente semplice se conosco la posizione di tutte adesso, ma prevedere dove saranno fra un’ora è molto più complesso. Il concetto per le previsioni meteorologiche è lo stesso; in questo caso i parametri fondamentali sono sette: pressione, temperatura, densità, umidità e direzione, verso e intensità del vento.

La seconda parte spetta all’interprete che è il meteorologo il quale ragionando sui dati da una previsione che è sempre comunque probabilistica e non deterministica, in parole semplici nessuna previsione avrà mai il 100 % di attendibilità”.

Crediti: Luca Tessore

5. Cosa significa il dato sull’umidità, quello sul punto di rugiada, la pressione, l’indice dei raggi UV, la visibilità?

“Ognuno di questi dati dà molte informazioni in più rispetto al solito simbolino che indica bello o brutto tempo. Partendo dall’umidità, in un bollettino meteo, tendenzialmente ci si riferisce all’umidità relativa e viene espressa in percentuale (%). Questa percentuale altro non è che il rapporto fra l’umidità misurata detta assoluta e il valore dell’umidità assoluta di saturazione.

L’umidità assoluta (quella misurata) è la quantità in grammi di vapore acqueo (gas) in un metro cubo d’aria a una certa temperatura, mentre l’umidità assoluta di saturazione è la quantità massima di vapore acqueo (g/m3 ) che l’aria riesce a contenere a quella determinata temperatura oltre la quale il vapore acqueo da gassoso condensa e forma la gocciolina d’acqua allo stato liquido.

L’umidità relativa (UR%) va quindi sempre letta tenendo presente che alti valori indicano una maggior sensazione di umidità sulla pelle (il sudore evapora con maggiore difficoltà) con una conseguenza sulla temperatura di comfort.

Il punto di rugiada, come suggerisce la parola stessa, indica la temperatura al di sotto della quale il vapore acqueo condensa per saturazione e da stato gassoso passa allo stato liquido. Molto semplicemente lo osserviamo d’estate nei prati quasi ogni mattina, quando ci troviamo con gli scarponi bagnati proprio a causa di questo fenomeno. Di giorno la temperatura alta fa sì che l’aria possa contenere una grande quantità di vapore acqueo, ma appena cala il sole e la temperatura si abbassa il vapore acqueo condensa sui fili d’erba per poi evaporare di nuovo durante la giornata.

Questo principio sta alla base della formazione della foschia e della nebbia che insieme alle nubi e alle precipitazioni sono i fattori che determinano una bassa o alta visibilità. Il dato della visibilità è espresso in metri (m) e ci dice fino a quale distanza riusciamo a distinguere una sagoma o a vedere una luce. Ma il valore più gettonato fra i meteorologi, dopo la temperatura, rimane sempre la pressione, tanto che sui nostri smartwatch troviamo come prestazione di nota il barometro.

Effettivamente la pressione atmosferica ci dà diversi indizi su cosa sta accadendo e una sua variazione indica un cambiamento di ciò che sta sopra la nostra testa. Di fatto la pressione è la forza che imprime la colonna d’aria sulla superfice, si può paragonare alla colonna d’acqua nel mare sebbene sono due fluidi diversi aria e acqua si comportano in maniera analoga. Più la colonna d’aria è alta sopra di noi più è alta la pressione.

Senza addentrarci in tecnicismi la pressione è misurata in Pascal ma anche in atmosfere, bar, millibar e torr. anche in questo caso non ci si deve affidare ciecamente al barometro perché la natura non è semplificata a tal punto e ci sono comunque delle variazioni di pressione durante l’arco della giornata pur non essendoci variazioni nelle condizioni meteo.

L’indice UV indica la capacità della radiazione ultra violetta di provocare un eritema alla nostra pelle. Anche in questo caso ci si affida ad uno strumento capace di misurare la potenza al m2 della radiazione ultra violetta il cui valore inserito in una formula matematica ci restituisce un indice di danno alla pelle e/o agli occhi. La scala va da 0 a 11+ valori alti indicano danni alti. Ancora una volta entra in gioco cosa c’è sopra la nostra testa, l’atmosfera è la protagonista più precisamente l’ozono e gli aerosol compiono un’azione filtrante sugli ultra violetti e variazioni di questi in atmosfera comportano indici più o meno bassi. Anche le nuvole agiscono da filtro ma sono una lama a doppio taglio perché è vero che abbassano l’UVI ma nello stesso tempo bloccando la componente infrarossa responsabile della sensazione di calore ci illudono di essere completamente protetti abbassiamo la guardia, un po’ come quando c’è vento, e così spesso e volentieri ecco che ci si scotta e non si sa neanche il perché. Ricordiamoci che man mano che saliamo di quota si hanno valori via via crescenti a causa della diminuzione dello strato filtrante (l’atmosfera sopra di noi)”.

Scarsa visibilità in montagna. Crediti: Luca Tessore

6. Come interpretare i dati sul vento?

“Il vento è sicuramente una delle componenti più importanti da considerare quando si deve pianificare un’uscita specie in inverno. Una giornata soleggiata può indurre a trascurare la preparazione dello zaino e la scelta dell’itinerario, ma quando ci si trova in quota e ci si rende conto che il vento è davvero forte, se non si è adeguatamente equipaggiati spesso si deve abbandonare. Forte, debole, molto forte, sono degli aggettivi che nel gergo comune possono anche essere scambiati fra loro; quindi è bene avere un’idea dei valori oggettivi di questi termini e di cosa significa trovarsi in determinate situazioni.

I bollettini meteo in generale indicano la velocità media del vento in km/h o nodi (1n=1,852 km/h) e la provenienza indicata con un punto cardinale. Specie in inverno, saper interpretare il vento ti evita molti guai. La velocità del vento va da meno di 2 km/h a più di 200 km/h; quando inizia a soffiare a più di 20 km/h si dice vento moderato, intorno ai 50 km/h abbiamo un vento forte e iniziamo ad avere difficoltà a camminare normalmente; sopra i 60 km/h è molto forte, con difficoltà a stare in piedi. Ma l’azione del vento specie in inverno è da monitorare molto attentamente perché anche venti moderati possono provocare accumuli importanti di neve e creare le condizioni di instabilità scatenanti le valanghe. Quindi è bene saper ragionare sull’intensità e direzione del vento per capire in termini pratici cosa comporta a livello di sicurezza. Sottolineo il fatto che i valori indicati sono valori medi: questo vuol dire che può capitare che il vento risulti più forte per un attimo rispetto al dato indicato sul bollettino, ed è bene controllare anche il valore delle raffiche che sono i valori massimi raggiunti dal vento per pochi istanti.

Se poi si parla di vento non si può non ricordare l’effetto del wind chill, cioè il raffreddamento provocato dall’azione del vento sul nostro corpo; il wind chill dà un’idea del disagio provocato dal vento, a causa dell’evaporazione e della sottrazione meccanica di calore: anche solo un vento moderato può farci percepire fino a -9°C se il termometro è a 0°C, e addirittura -16°C quando scende a -5°C”.

Vento e neve. Photo by Les Anderson on Unsplash

7. Come interpretare i dati sulla possibilità di pioggia?

“La pioggia è espressa in millimetri: quando sono previsti 10 mm significa che si attendono 10 litri di acqua su un metro quadro. Come riferimento quantitativo per visualizzare meglio l’entità di una perturbazione, consideriamo che sulle Alpi occidentali, durante l’arco dell’anno cadono mediamente circa 700 mm di precipitazioni mentre nel settore orientale circa il doppio. La cosa principale da tenere a mente è il significato d’intensità della pioggia che dipende dai millimetri previsti ma anche dalla durata del fenomeno. Per esempio se sono previsti circa 20 mm di pioggia in un giorno e mezzo è una pioggia debole, ma la stessa quantità in una mattinata è considerata forte.

Questa osservazione risulta molto importante quando si pianificano le uscite in quanto l’intensità del fenomeno è da associare a frane e smottamenti sui sentieri, specie nelle località dove le piogge non sono frequenti. Molti sottovalutano o viceversa sopravvalutano le previsioni ma, come dicevano gli antichi, “la virtù sta nel mezzo”, con questo intendo dire che stiamo parlando appunto di previsioni e non di dati di fatto quindi un ruolo importante lo gioca la probabilità della previsione. Oggi quando si vedono i bollettini si vede quasi sempre vicino al simbolo della perturbazione una percentuale, più è alta più la previsione è attendibile. Oggi si cerca di dare un’indicazione di probabilità per rendere consapevoli i lettori della qualità della previsione stessa cercando di trasmettere un’informazione in più del semplice piove o non piove, così da rendere più attiva la lettura. La percentuale di probabilità indica, in modo velato, quanto l’evoluzione delle condizioni atmosferiche al momento della raccolta dati sia prevedibile. In ogni caso non avremo mai previsioni di pioggia con il 100% di attendibilità”.

Photo by Eugene Triguba on Unsplash

8. E sul mare?

“Le sporadiche esperienze al mare mi hanno fatto notare che, ancor più che in montagna, al mare il vento è fondamentale. Gli effetti del vento in montagna li subiamo si può dire solamente d’inverno, quando modella la neve e causa insidiosi accumuli o rigidi lastroni. Al mare il vento ogni giorno influisce sull’altezza delle onde e quindi sulle condizioni meteorologiche. Un dato che racchiude un po’ tutti gli altri è la forza del mare che spesso è indicata con la scala Beaufort che in realtà tiene conto del vento e non dell’altezza delle onde (scala Douglas). La scala Beaufort va da 0 a 12 (rispettivamente da calma a uragano – poi ci sono altri cinque gradi aggiuntivi per le tipologie di uragano che non sono presenti dalle nostre parti), e correlato al valore del vento c’è un rispettivo valore della scala Douglas e quindi un valore di altezza delle onde in mare aperto. Il fatto che il dato si riferisca al mare aperto è dovuto alla disomogeneità della costa: non avrebbe senso indicare il dato dell’altezza delle onde nelle vicinanze del litorale in quanto questo influisce in modo consistente, quindi come per la montagna anche in questo caso non ci si deve fermare a leggere i dati ma è necessario ragionare su di essi e correlarli alla conoscenza del territorio. Mi è capitato di praticare qualche sport a vela e rimanevo sempre stupito di come i locali sapessero leggere il vento prevedendone direzione e intensità con estrema semplicità, e mi sono un po’ ricreduto su quanto poca sia l’attenzione dello scialpinista medio: sull’aspetto vento dovremmo frequentare più spesso il mare“.

Forte vento sul mare. Photo by Payton Bissell on Unsplash

9. Quali siti o app consigli di consultare?

“In generale preferisco i siti o le app che non hanno pubblicità, o dove comunque questa non ostacola la consultazione del sito o dell’app. Per molti le previsioni meteo sono una questione importante, quindi è bene affidarsi a siti che trattano l’argomento in modo il più professionale possibile. Non mi sento di consigliare in particolare app o siti particolari perché la facilità di consultazione è personale come anche i parametri in evidenza dipendono dal tipo di attività che uno pratica. Però c’è un sito che trovo molto utile per capire l’andamento delle perturbazioni che è del CNR di Bologna dove le previsioni sono date su carta nazionale, europea e globale (emisfero nord). Utilizza tre modelli differenti con differenti tempi di previsione, questo sito non da previsioni bensì fornisce delle mappe direttamente dai dati dei modelli quindi non sono previsioni perché manca il passaggio di interpretazione dell’esperto meteorologo ma possono comunque essere utili per comprendere meglio la meteorologia”.

Nebbia e vegetazione

10. Cosa significa allerta meteo? Come fare per interpretare i messaggi di allerta?

“Ultimamente specie alcuni siti abusano di questo termine diramando allerte meteo di previsioni settimanali per aumentare la visibilità dell’articolo. Sebbene oggi possono essere ipotizzati fenomeni eccezionali a lunga distanza, l’allerta meteo ufficiale che è gestita dalle Regioni e Protezione civile viene data in base alle previsioni delle 24-48 h per avere una maggior certezza sui dati previsti e sulle conseguenze sul territorio e la popolazione. La scala di allerta è suddivisa da 4 livelli di criticità evidenziati da 4 colori differenti verde, giallo, arancio e rosso; i colori sono accompagnati rispettivamente dai termini criticità assente, ordinaria, moderata ed elevata.

In termini pratici l’allerta meteo è stabilità in base all’intensità del fenomeno previsto e ai danni potenziali che esso può recare ad oggetti e a persone. Teniamo presente che spesso si associa l’allerta meteo a fenomeni intensi o prolungati di pioggia che causano inondazioni, frane etc. cioè che riguardano problemi idrogeologici ma in realtà l’allerta meteo esiste anche per tutti gli altri eventi meteorologici che possono provocare danni ad oggetti e persone come venti, nevicate, mareggiate, etc. In generale però è bene organizzare le proprie attività verificando che l’allerta sia stata diramata da fonti autorizzate. C’è poi l’allerta meteo dei nostri smartwatch, ma si tratta semplicemente di un avviso che indica esclusivamente l’arrivo imminente di un temporale o di una tempesta.

Quando il barometro rivela un calo della pressione atmosferica dell’ordine dei 4 hPa o oltre in circa 3 ore significa che si sta infilando sopra la nostra testa una nube temporalesca carica d’acqua pronta a riversarsi su di noi, quindi possiamo organizzarci in modo da evitare di trovarci in condizioni “scomode”. Ricordo però che in natura ci sono sempre delle eccezioni e alcune tipologie di temporali hanno variazioni di pressione molto meno significative che sfuggono ai nostri gadget. Quindi quando andate in giro non perdetevi troppo sugli schermi, alzate gli occhi al cielo ogni tanto!“.

Crediti: Luca Tessore

La bio del nostro esperto Luca Tessore

Luca Tessore, Dottore in Scienze Forestali e Ambientali

“Sono Luca Tessore vivo sulle Alpi Cozie nei pressi della località sciistica di Sestriere in provincia di Torino. Da sempre cerco nella montagna la sua essenza più selvaggia e sebbene sia difficile oggi trovare angoli in cui l’uomo non abbia prepotentemente influito su di essa negli anni ho scoperto luoghi che mi fanno sentire molto vicino a ciò che sto cercando. Per amare profondamente la natura bisogna conoscerla ho deciso così di intraprendere gli studi universitari presso la Facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria di Grugliasco (TO), laureandomi nel 2016 in Scienze Forestali ed Ambientali. Essendo convinto che la coesistenza delle specie sta alla base dell’equilibrio naturale ho studiato in particolare il lupo e l’interazione con l’uomo nelle vallate alpine, oggi da noi è tema di grande dibattito. La mia passione per la fotografia naturalistica e i paesaggi innevati mi hanno portato a passare dallo sci alpino allo sci alpinismo dove cerco di muovermi sempre con il rispetto della montagna. Sempre la neve e la voglia di stare là fuori mi hanno accompagnato alla conclusione dei miei studi con una tesi sulle dinamiche di formazione del manto nevoso e i relativi problemi d’instabilità scatenanti le valanghe. Questo mi ha portato ad occuparmi dalla stagione invernale 2017/18 della sezione “Neve e Valanghe” di un sito meteorologico locale (www.meteopinerolese.it); in particolare la sezione del sito è volta a divulgare le conoscenze di base per muoversi con più consapevolezza su terreno innevato. La stagione successiva, sempre la passione per la neve, mi porta a Courmayeur a seguire un corso sugli incidenti in valanga. Nel frattempo ho continuato a correre a piedi, in bici e a salire con le pelli sulle cime della mia valle, dove ho fotografato talvolta un animale selvaggio talvolta gesti sportivi purché incorniciati dalla montagna; cerco di trovare l’avventura dietro casa piuttosto che cercarla in terre lontane anche se recentemente sto cercando di disegnare nuovi itinerari capaci di arrivare anche un po’ più in là con l’obbiettivo di raggiungere luoghi lontani da casa solo con le proprie forze magari unendo bici, corsa e sci alpinismo. Dopo una stagione di stage presso l’Ente Parco Alpi Cozie, esperienza che mi ha fatto conoscere molto del territorio in cui vivo e come muovermi per fotografare determinate specie, sono seguiti lavori stagionali che mi hanno permesso di avere un po’ di tempo per imparare a lavorare il legno e svolgere qualche mercato locale per hobbisti. Nel frattempo ho svolto l’attività d’amministrazione comunale divenendo vicesindaco, ho cercato di promuovere il territorio partecipando ad un concorso della Città Metropolitana di Torino con il progetto di un percorso botanico per il quale abbiamo preso il massimo punteggio rientrando così nei Comuni destinatari del premio. Inoltre ho redatto un regolamento innovativo di gestione del verde per la promozione e il miglioramento della biodiversità forestale e dei pascoli. Nella primavera 2019 sono diventato socio dell’Accademia Nazionale di Mountain Bike e faccio parte delle loro Guide. Riassumendo in questi anni ho fatto su è giù per le montagne con diversi mezzi fotografando ciò che mi circondava e si avvicinava al selvaggio, ultimamente l’essenzialità della corsa mi ha stregato e nonostante ho fatto, e sono in programma alcune gare, l’obbiettivo principale rimane quello di allenarmi per muovermi con meno difficoltà in montagna quando esco a immortalare la natura”.


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