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European Outdoor Group, la Sustainability Charter e l’ambiente

Quanta sostanza c’è nell’impegno ambientale delle aziende outdoor?

L’European Outdoor Group è stato fondato nel 2003 e rappresenta nel suo insieme una grande fetta dell’industria dell’Outdoor. Attualmente ne fanno parte infatti oltre 100 marchi tra aziende produttrici, rivenditori, organizzazioni, agenzie di servizi, ecc, che insieme affrontano temi di rilevanza per tutto il settore: per esempio ricerche di mercato e standard di produzione, Corporate Social Responsibility ed eco-sostenibilità. Proprio in quest’ultimo ambito l’EOG si è data una Carta, la Sustainability Charter, che ha l’ambizione di definire dei requisiti minimi di rispetto dell’ambiente e che funge da guida anche in manifestazioni promosse dall’European Outdoor Group, come la Fiera Outdoor by ISPO. Abbiamo contattato Arne Strate, Segretario Generale dell’EOG, con il quale abbiamo voluto affrontare il tema ambientale. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Quando e chi ha scritto la Sustainability Charter, ovvero la Carta sulla Sostenibilità dell’European Outdoor Group?
L’ha scritta il Consiglio di Sostenibilità dell’European Outdoor Group negli anni 2016 e 2017 ed è stata pubblicata nel 2018.

Leggendo la Sustainability Charter sono rimasta molto impressionata dal fatto che si richieda alle aziende di sottoscrivere principi molto generali. Ritenete che quei principi possano realmente ed efficacemente distinguere le aziende che davvero seguono politiche di eco-sostenibilità da aziende che non lo fanno?
La questione dietro alla relativa semplicità è che la Sustainability Charter si propone di essere il più possibile inclusiva. Se solo i marchi più grandi, più forti, potessero sottoscrivere la Carta questo vorrebbe dire per il nostro settore un fallimento nella nostra ricerca di progresso sul tema ambientale. D’altra parte, già al livello 2 non c’è solo una dichiarazione di intenti, ma richiede azioni e cambiamenti concreti. Pertanto, un livello d’accesso alla portata di tutti seguito da livelli progressivamente più sofisticati è la strategia con cui prevediamo di portare a bordo l’intero settore dell’outdoor. Cambierà poi nel corso degli anni: il livello 2 di oggi potrebbe essere il livello 1 di domani e così via. Finora nessuno dei nostri membri ha raggiunto il livello 3. È molto impegnativo e continuerà a diventare ancora più esigente in futuro.

European Outdoor Group, la Sustainability Charter e l'ambiente
European Outdoor Group, la Sustainability Charter e l’ambiente

Anche l’allegato 1 della Sustainability Charter, “The 10 Principles Of The Global Compact”, mi ha particolarmente impressionato: sono tutti principi sanciti nella maggior parte dei Paesi europei dalle legge, o dai trattati internazionali. Se non fossero rispettati saremmo nel campo dell’illegalità. Perché dunque riportarli nella Sustainability Charter, non dovrebbero essere dati per ovvi?
In Europa sì, dovrebbero essere dati per ovvi. Ma il nostro settore produce molti articoli in altre parti del mondo e anche se proviamo a controllare il più possibile nel profondo nelle nostre catene di approvvigionamento dei materiali, a volte non possiamo garantire che questi standard siano applicati in tutto il mondo. Pertanto stiamo lavorando attivamente su questi temi, per garantire che standard elevati siano rispettati ovunque nella nostra catena di produzione dei bene di valore, non solo in Europa. È anche importante definire il terreno comune su cui vogliamo continuare a lavorare in futuro. Quel terreno è definito dal Global Compact ed è un promemoria costante di dove si trovi il livello minimo nel nostro lavoro. Il nostro viaggio è iniziato  ma ovviamente non è ancora perfetto.

Un’operazione invece molto più concreta mi è sembrata quella che è stata messa in atto in occasione della fiera OutDoor by ISPO a Monaco di luglio scorso. Avete dato agli espositori un codice di condotta volto alla riduzione del consumo di acqua ed elettricità, alla limitazione degli sprechi e al riutilizzo delle risorse. Il codice è stato seguito? Avete raggiunto i risultati sperati in termini di eco-sostenibilità dell’evento?
Si, sono felice di poter affermare che il codice è stato rispettato. Il che mi dice che questi temi stanno a cuore alle aziende espositrici. Ora stiamo lavorando a un codice di condotta più completo per il prossimo anno e sarà disponibile molto prima per una migliore attuazione anche nella comunicazione. Alcuni dettagli potrebbero essere fonte di confusione, ad esempio uno potrebbe chiedersi: perché i rifiuti sono raccolti tutti insieme in loco? La risposta è semplice, perché il fornitore di servizi con cui stiamo lavorando utilizza una separazione post-raccolta nei suoi impianti di riciclaggio a Monaco.

In generale com’è andata la fiera?
Molto bene. Riteniamo di aver raggiunto il nostro obiettivo principale di fornire a un più ampio settore dell’outdoor un concetto di fiera che sia significativa e rilevante per il futuro, che abbia la portata e il potenziale di cui abbiamo bisogno. Sappiamo bene che non tutto è stato perfetto e stiamo lavorando ai dettagli per renderlo ancora migliore negli anni a venire.

Arne Strate, General Secretary dell’European Outdoor Group
Arne Strate, General Secretary dell’European Outdoor Group

Cosa significa per EOG la fiera e quali sono le ultime tendenze?
Il motore principale sono la CSR (Corporate Social Responsibility) e la Sostenibilità. Come ha dichiarato il comitato consultivo della fiera, “la sostenibilità è un must” e non si tratta solo di innovazione di prodotto, di cui abbiamo visto molto, ma è anche educazione al tema che si può ottenere vedendo esempi di buone pratiche e quali saranno i prossimi passi verso cui tendere nel settore dell’attrezzatura. Consideriamo ad esempio il CSR Hub di ISPO, uno spazio della fiera per evidenziare tutto ciò che esiste là fuori, anche oltre il nostro settore. Abbiamo avuto più di 15 di questi momenti di discussione durante la fiera, per mettere in comunicazione gli espositori, discutere e ascoltare i relatori e le presentazioni che abbiamo organizzato con i nostri partner all’ISPO. L’EOG grazie alla cooperazione lavora su queste sfide globali, troppo grandi per essere gestite da una singola azienda. Questo ci consente non solo di competere gli uni con gli altri, ma di collaborare veramente e muoverci più velocemente in un contesto globale di sfide. Un’altra tendenza della fiera è quella di estendersi oltre la classica definizione dell’outdoor per includere paddle sport, salute e benessere, bici, outdoor urbano, viaggi avventurosi ecc. Questo è ciò che sta facendo il consumatore nel mondo e questo è ciò che deve accadere anche all’OutDoor by ISPO, altrimenti la fiera non sarebbe interessante per i rivenditori.

Torno al tema eco-sostenibilità. La mia impressione è che in generale l’industria Outdoor stia riconoscendo, volente o nolente, la necessità di essere più eco-sostenibile: sia per una scelta volontaria di valori, sia come strategia di markering rivolta al pubblico più sensibile, sia perché costretta dalle politiche dell’Unione Europea o dei singoli Stati membri. Tuttavia fra la presa di coscienza e la messa in atto di pratiche realmente eco-sostenibili ci passa ancora una grande distanza… Cioè: se ne parla molto ma si fa ancora molto poco. Che ne pensa?
Per noi, CSR & Sostenibility, che sono davvero nel DNA dei marchi outdoor, non sono una tendenza ma un’esigenza fondamentale. La maggior parte delle aziende di outdoor sono state fondate da appassionati delle attività outdoor e comprendono l’importanza dell’ambiente. Ma dobbiamo anche continuare a migliorare perché è la natura è la base stessa del nostro settore: l’unica ragione per cui esiste il settore outdoor è che c’è una natura meravigliosa e persone che vogliono viverla e scoprirla. Non stiamo solo lavorando per migliorare il nostro business e per ridurre il nostro impatto sulla natura e sulle persone, ma abbiamo anche fondato organizzazioni che aiutano molto in questo senso: EOCA, ​”​The European Outdoor Conservation Association”, sta lavorando per conservare e ripristinare l’habitat naturale in tutto il mondo e la “It’s Great Out There Coalition” (IGOTCo) sta aiutando a condividere l’esperienza outdoor con persone che, diversamente, non l’avrebbero mai vissuto. La Sustainability Charter che hai citato in precedenza è un buon esempio del fatto che prendiamo sul serio le cose e possiamo sempre fare meglio e siamo disposti a guidare il cambiamento.

Certificazioni ambientali e sigilli di qualità: quanto c’è di sostanza secondo voi, e quanto di marketing?
Ce ne sono molte e alcune sono migliori di altre ma non entrerò nei dettagli. Penso, tuttavia, che con le sfide globali che stiamo affrontando, anche gli standard devono diventare globali a un certo punto. Agire a livello locale è positivo, ma se non può essere applicato a livello globale perdiamo un’opportunità e può anche creare confusione avere troppe certificazioni in giro. Lo dico chiaramente: una certificazione basata solo sul marketing non resisterà alla prova del tempo.

In realtà i prodotti finiti che troviamo nei negozi – anche quelli che riportano la certificazione ambientale – spesso non indicano se sostanze problematiche sono state utilizzate in processi preliminari al confezionamento del capo d’abbigliamento o se determinati processi e impianti di produzione sono inefficienti da un punto di vista ambientale. Questo anche perché i processi preliminari spesso si svolgono in Paesi extra europei difficili da controllare. Come si risolve questo problema?
Questo è, in effetti, un problema. Tuttavia, per il nostro settore, che si basa sulla natura, la trasparenza è un grande valore. Siamo perfetti? No! Ma identifichiamo queste sfide, lavoriamo insieme per risolverle e siamo sulla buona strada per diventare un settore che, pur facendo affari globali, restituisce più di quanto prende alle persone e alla natura. Questa è la missione e la visione dell’EOG come voce del settore.

Quali saranno i prossimi step in direzione dell’eco-sostenibilità che promuoverà EOG?
Molte cose sono già in corso. Ad esempio, abbiamo contribuito a fondare the Sustainable Apparel Coalition, abbiamo contribuito a fondare il consorzio in microfibra e The Cross Industry Agreement, solo per citarne alcune. Sono tutte organizzazioni che svolgono un ottimo lavoro nel campo della CSR e della sostenibilità e aiutano il nostro settore a progredire. Oggi stiamo lavorando a sfide come la rimozione della plastica monouso dalla catena di produzione, abbiamo pubblicizzato il nostro rapporto sulla lana riciclata, una guida per la pelle riciclata e facciamo parte del progetto DEMETO finanziato dall’UE per creare un processo per il riciclo chimico su scala industriale di indumenti realizzati con PET ed altre resine poliestere.

 

 

Foto principale – Vlad Shapochnikov on Unsplash


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