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L’ attività sportiva ai tempi del Coronavirus

Fino a quanto l'attività fisica può essere consentita e i consigli del soccorso alpino

Con l’ultimo decreto entrato in vigore l’11 marzo 2020, l’ intera nazione diventa zona rossa, attivando misure urgenti per il contenimento del contagio da COVID-19.  Per ciò che riguarda l’attività sportiva, sono stati sospesi eventi e competizioni di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Palestre, centri sportivi, piscine, centri benessere e impianti sciistici di ogni località hanno cessato temporaneamente la loro attività.

Tutto ciò implica da parte nostra, utenti del mondo outdoor, un vero e proprio cambio nelle nostre abitudini. All’appello #iorestoacasa il presidente dei ministri ci invita a fare una riflessione di coscienza, nei confronti di noi stessi e della collettività.

Nello specifico, per ciò che riguarda l’attività sportiva, il decreto cita: ”lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro”, al nuovo aggiornamento si vieta l’uscita in gruppo.

Questo chiarisce il fatto che, se rispettiamo le buone regole per evitare la diffusione del contagio (che vi abbiamo elencato QUI), abbiamo la possibilità di vivere ancora un pò di attività sportiva anche ai tempi del Coronavirus; una passeggiata, la corsa, un semplice giro in bici o il workout al parco e pensiamo a tutte quelle attività che possono essere classificate come “non pericolose”, sono ancora accessibili, sempre se effettuati nel rispetto delle regole. A queste va aggiunta anche una dose di sano buon senso, che implica che, se vogliamo a fare esercizi al parco, ma ci sono già altre persone, ci sposteremo noi da un’altra parte!

E se volessimo fare qualcosa di più? Certo, nulla vieta di andare a farci il giro in bici o l’uscita di sci alpinismo, sempre a condizione di rimanere nel comune di residenza (penso a chi abita in territori montani); ma quando la faccenda si fa più complicata, in attività che possono essere potenzialmente pericolose, bisogna fare una riflessione di responsabilità.

Gli ospedali italiani si ritrovano in stato di emergenza, e cosa succederebbe se in un’ uscita con le pelli o in bici, ci facessimo male e avessimo bisogno di essere soccorsi?

Ci risponde il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico con un appello:

“Il Paese è in difficoltà: i medici e gli infermieri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS sono impegnati insieme agli altri colleghi ad assistere migliaia di contagiati dal nord al sud Italia. Sapete bene che per effettuare un soccorso speleologico in grotta o un soccorso alpino in alta montagna dobbiamo impegnare decine di operatori, compreso il personale sanitario. Immaginate quindi le difficoltà a cui andremmo incontro in questo momento per effettuare un soccorso, un soccorso che naturalmente metteremmo in atto, ma che potrebbe innescare una delicata gestione post intervento.

Ci sarà tempo per scalare nuovamente una montagna, ci sarà tempo per esplorare di nuovo insieme una grotta.

Adesso però è il tempo di fermarsi. Il tempo di essere responsabili verso sé stessi, verso gli altri e verso l’Italia. Come è scritto nella Costituzione italiana: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Dobbiamo difendere questi valori, dobbiamo salvaguardare i nostri medici, i nostri infermieri e l’Italia da un collasso del Servizio Sanitario Nazionale. Non vengono chiesti sacrifici immani, non viene chiesto di scalare una montagna da 3000 metri: viene chiesto di rimanere in casa per un breve periodo di tempo.

#iorestoacasa non è uno slogan, non è un hashtag per riempire i social ma un invito concreto a limitare al massimo gli spostamenti non necessari.

Ce la possiamo fare. Ce la faremo. Coraggio, Italia!”


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