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Si pone una questione etica anche quando compriamo un paio di scarpe?

Ambiente, sicurezza e un prodotto che mantenga le promesse: l'etica di AKU

I consumatori di oggi non sono più quelli di una volta. Le etichette dei prodotti del supermercato non si leggono più solo in bagno, sono diventate dei veri e propri papiri e non certo solo per i dettami UE. Sono le persone a volerne sapere di più, a voler conoscere da dove arrivano gli alimenti, quali sostanze contengono i saponi, con quali materiali sono confezionati gli indumenti. Ma non solo di questo si tratta. Perché gli stessi consumatori che leggono le etichette sono spesso attenti anche ai processi produttivi con cui vengono realizzati gli oggetti della nostra quotidianità. Tanto che è lecito porsi la domanda: esiste una questione etica anche quando compriamo un paio di scarpe? Non per tutti ovviamente, ma alcune aziende, quelle più innovative e quelle più sensibili all’ambiente, ci pensano da tempo. Così fa AKU, caposaldo del mondo delle calzature outdoor. Ne abbiamo parlato con Giulio Piccin, Product & Sustainability Manager dell’azienda di Montebelluna.

Scarponi ed etica: che ci azzeccano?
La proposta di calzature per la montagna è un fatto molto serio. Si tratta di prodotti che devono assolvere in pieno a precise funzionalità in ragione della sicurezza oltre che del comfort. In questo senso dunque entra in gioco l’etica del produttore che deve progettare e produrre avendo coscienza e senso di responsabilità nell’offrire al mercato un prodotto in grado di rispettare questo importante requisito.

AKU professa un prodotto “eticamente corretto”, cosa si intende?
S’intende appunto il rispetto di una “promessa” in termini di sicurezza e anche di durata, essendo un prodotto che nasce per essere utilizzato in un contesto ambientale difficile, soggetto ad una forte usura. Eticamente corretto significa inoltre trasparente, cioè conoscibile in ogni dettaglio, anche per quanto riguarda l’origine delle sue componenti. Infine etico per quanto riguardi eventuali problematiche che possono derivare da problemi legati al ciclo produttivo artigianale, rispetto alle quali l’azienda deve essere in grado di garantire al cliente una risposta soddisfacente e risolutiva, basata sulla propria esperienza professionale.

Giulio Piccin Product and CSR Manager AKU ci racconta l’etica dell’azienda di Montebelluna

Quali politiche e protocolli mettete in atto quindi per la vostra produzione?
Ogni singola fase del processo è sottoposta a verifica sotto diversi aspetti, allo scopo di garantire il soddisfacimento dell’utilizzatore finale da un lato e la salvaguardia ambientale dall’altro. L’azienda ha infatti ottenuto la Certificazione di processo in base alla norma ISO 14001 relativa alle pratiche messe in atto dall’azienda proprio in termine di gestione della tutela ambientale. AKU opera inoltre su licenza Gore Tex per l’utilizzo della membrana come componente funzionale del prodotto, il che implica numerosi controlli e verifiche tecniche sulle effettive prestazioni della calzatura dal punto di vista dell’impermeabilità e della traspirazione, due importanti “promesse” per una calzatura da montagna. Non ultimo ricorderei la dichiarazione di impatto ambientale certificata (EPD Environmental Product Declaration) relativa al modello Bellamont Plus, ottenuta nel settembre 2017. Un progetto importante che riguarda il calcolo dell’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita della calzatura partendo dalla produzione della materia prima fino allo smaltimento del prodotto a fine vita. Nessuno prima di AKU lo aveva fatto nel settore calzaturiero.

Spesso oggi, e in diversi ambiti, i consumatori hanno l’impressione che i produttori realizzino a posta dei prodotti “a scadenza programmata”, come se la durata del prodotto non fosse più un indice di qualità per chi li vende. Che ne pensi?
Realizzare un prodotto destinato a durare nel tempo è la vera scelta per la riduzione dell’impatto ambientale e quindi per qualificare il grado di responsabilità sociale e ambientale di un’azienda. Certo può sembrare un paradosso dal punto di vista commerciale, ma in realtà è solo un diverso modo di intendere il business e la crescita, basato sulla costruzione di un rapporto solido e duraturo con il proprio pubblico che porta ad un tasso di crescita più lento ma costante. Il mercato, anche quello delle calzature per vivere a contatto con la natura, è comunque uno spazio enorme e difficilmente saturabile; non crediamo quindi ci sia il rischio di rimanere a secco di clienti per il fatto di offrire un prodotto duraturo.

 

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