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OUTDOORTEST

Vestirsi a strati, secondo Montura

Serata tecnica al Cai Milano, per parlare di tessuti, imbottiture e abbigliamento per l'outdoor


La locandina del programma di incontri sul prodotto, organizzati da Outdoortest e CAI Milano Pubblico molto attento e curioso. Sala gremita da oltre 80 appassionati Un momento della presentazione di Marco di Bello, di Montura Marco di Bello mostra una giacca imbottita di ultima generazione Un particolare sistema di costruzione dei piumini, con camere termiche I capi Montura passano di mano tra il pubblico per sentire le differenze tra i tessuti Marco di Bello, area manager Montura, durante la presentazione del 20 novembre al CAI Milano, sul tema vestirsi a strati

Milano, 20 novembre. Una sala gremita da oltre 80 appassionati, presso la sede del CAI Milano, ha accolto con grande attenzione e interesse la presentazione sull’abbigliamento tecnico da montagna a cura di Marco di Bello, del marchio Montura. La serata, organizzata da Outdoortest e dal CAI, seconda tappa di un ciclo di sette conferenze a tema prodotto (da ottobre ad aprile 2019), ha avuto come tema portante il vestirsi a strati ( o a “cipolla”), soluzione ottimale per affrontare ogni attività outdoor.

La precisa e approfondita trattazione del relatore Marco di Bello, ha condotto la platea attraverso un interessantissimo viaggio nel mondo dei tessuti, delle imbottiture, delle confezioni, per conoscere dettagli sconosciuti o nascosti, risolvere dubbi, sfatare false convinzioni. Si è parlato di impermeabilità e idrorepellenza, di traspirabilità e capacità antivento, e dei relativi test di controllo (Colonna d’acqua, Ret, MVTR, DMPC) che, se ben interpretati, consentono di prevedere il comportamento del capo finito una volta in azione.

GUARDA IL FILMATO DELLA DIRETTA FACEBOOK (durata 54′ ca. – Nella visione a tutto schermo, attivabile una volta avviato il filmato, è possibile scorrere in avanti il video, per raggiungere le parti desiderate)

Gli strati

La serata si è aperta con la presentazione dei protagonisti delle nostre escursioni, sciate, ascensioni o semplicemente, passeggiate:

  • La giacca anti pioggia (guscio, terzo strato)
  • La giacca imbottita
  • Pile o micropile (secondo strato)
  • Intimo tecnico (primo strato, a pelle)
Giacca anti pioggia (strato esterno)

Si tratta dello strato più esterno del sistema vestirsi a strati, quello a diretto contatto con gli agenti atmosferici, pioggia, neve, vento. Le sue caratteristiche principali sono la capacità di respingere le gocce d’acqua (idrorepellenza), di non far penetrare l’umidità (impermeabilità), di consentire la traspirazione del sudore dall’interno verso l’ambiente esterno (traspirabilità), contribuendo a regolare in questo modo la temperatura corporea. Per ottenere ciò il capo deve essere realizzato mediante l’accoppiamento dei tessuti ad una membrana sintetica, la più conosciuta delle quali è il GORE-TEX®, un laminato in PTFE (Politetrafluoroetilene) dotato di micro-fori sulla sua superficie, spalmato sulla faccia interna del tessuto esterno della giacca, e protetto internamente da un ulteriore strato (fodera). Per valutare le capacità di tenuta all’acqua del “sistema” così ottenuto viene utilizzato il test della “colonna d’acqua”.

Un capo outdoor, invernale o 4 stagioni, è considerato efficace quando al fattore impermeabilità, sopra descritto, è abbinata un’altrettanto valida performance in fatto di  traspirazione. Provate ad immaginare una giacca perfettamente impermeabile (da poter stare sotto una doccia per ore), ma a tenuta stagna, quindi incapace di lasciar uscire il calore e l’umidità corporea prodotta. Ora mettetevi a camminare in salita, su un sentiero montano. Dopo 5 minuti la sensazione di caldo comincerebbe a farsi fastidiosa, e dopo altri 5 il sudore comincerebbe a colare copioso. Fin qui, solo scomodità (discomfort), direte voi, ma proseguendo l’azione ecco che comincerebbero i guai seri, con la temperatura che si innalza pericolosamente e il nostro sistema cardio-circolatorio sotto stress per tentare di disperdere il calore in eccesso che invece viene trattenuto all’interno della “trappola” di tessuto. Ancora pochi minuti a questo ritmo e sarebbe il collasso… Meglio sincerarsi prima della qualità traspiranti dell’indumento, verificando i risultati degli appositi test (RET, MVTR, i più utilizzati) sulla scheda tecnica che accompagna ogni prodotto seriamente tecnico.

Giacca imbottita

Di sicuro si tratta del capo più amato dagli italiani… che faticano a digerire il sistema del vestirsi a strati (non imbottiti), tanto caro al Nord e negli Usa. In effetti si tratta di un solo indumento al posto di due (“guscio” e secondo strato termico) e, detto così, parrebbe del tutto vantaggioso. Ma ciò è vero solo se le condizioni atmosferiche dove andremo ad agire, per temperatura e grado di umidità, saranno esattamente quelle ideali. Ma cosa succede se salgono i gradi? o se comincia a nevicare o piovere? La nostra giacca imbottita, anch’essa impermeabile e traspirante, dotata di membrana “tecnica”, farà il possibile per adattare il clima interno alle necessità, ma la sua imbottitura, anche se di qualità, costituirà una barriera impossibile da aggirare, lasciandoci nel dilemma se soffrire il caldo (e sudare) tenendo il capo addosso, oppure il freddo togliendolo. Ecco il vantaggio degli strati: la loro modularità.

Marco di Bello di Montura ha introdotto quindi i differenti tipi di ovatte, sintetiche e naturali, e fiocchi (piume naturali di anatra e oca, e sintetiche), che possono essere inseriti nelle giacche e nei pantaloni, spiegando come la loro dislocazione e stabilizzazione mediante apposite soluzioni di cuciture e camere, contribuisca alla resa climatica finale.

Pile e micropile (secondo strato, o termico)

Questo è di sicuro il capo di maggior successo della storia. Chi non ne possiede uno? Per trovarne le origini occorre risalire a circa quarant’anni or sono, quando l’azienda statunitense Malden Mills diede il nome Polartec ad un particolare tessuto/lavorazione ricavato dal poliestere, il PET (quello delle bottiglie). Oggi le lavorazioni sono molteplici e la resa del tessuto molto variegata e efficace. Vi sono pile di grosso spessore, votati esclusivamente al fattore termico, ma di conseguenza meno adatti all’azione poiché scarsamente traspiranti, e micropile leggeri con “architetture” particolari (tassellature, inserti) con elevate prestazioni dinamiche nel disperdere calore e umidità in eccesso.

L’indumento utilizzato nel sistema vestirsi a strati come strato esterno in caso di clima secco e non molto freddo, oppure come strato intermedio, tra guscio e intimo, in condizioni atmosferiche più severe, costituisce un ottimo isolante, con proprietà termiche importanti e buona traspirazione. Anche in questo caso, al momento della scelta, è consigliabile verificare l’esistenza di una scheda tecnica che comprovi il superamento dei test di traspirabilità (RET o MVTR).

Intimo tecnico (primo strato, a pelle)

Alla base dell’intero sistema del vestirsi a strati, c’è lei: la maglie della salute 4.0. Al di la degli scherzi, il primo strato che indossiamo è davvero il più importante. Dalla sua qualità dipende l’intero micro clima corporeo, per ciò che riguarda la regolazione di temperatura e umidità. La battaglia è tra fibre sintetiche (poliestere, nylon, polipropilene) e naturali (lana merino, cotone, seta). Da popolo di tifosi come siamo, la scelta sovente è operata per sensazioni e sentimenti, piuttosto che per dati concreti. Abbiamo pertanto fazioni moderniste pro sintetico e conservatori a oltranza a sostegno del naturale. E come la solito, la risposta sta nel mezzo. Le condizioni operative e climatiche prevalenti in cui il capo intimo sarà utilizzato determinano la sua scelta. In caso di alta/altissima quota, laddove l’umidità è bassissima, come la temperatura, è l’azione è a basso impatto aerobico (sudorazione assente o quasi), piuma d’oca, lana merino e seta si comportano egregiamente; laddove invece l’umidità è elevata e la temperatura corporea è più alta, dando origine ad un’intensa sudorazione, il capo sintetico si dimostra decisamente più performante nel trasferire l’umidità agli strati superiori, e all’esterno, mantenendo il clima a contatto pelle più salubre e confortevole.


La serata al CAI Milano si è protratta fino alle 23,30. Numerose le domande del pubblico a Marco di Bello, di Montura, che ha saputo sciogliere dubbi e incertezze con molta chiarezza.

Parte della serata è stata trasmessa in diretta Facebook (vedi sopra), e ha ottenuto oltre 150 visualizzazioni durante il suo svolgimento.

Prossimo appuntamento del ciclo di conferenze sul prodotto: 22 gennaio 2019 (vedi locandina): Lo sci da sci alpinismo by Skitrab.


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