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Una notte in rifugio: cosa mi porto e come mi comporto

Buone norme da rispettare per trascorrere l'esperienza di una notte in rifugio


Rifugio Quinto Alpini

Estate in arrivo: è tempo di tornare in alta quota! Passare una notte in rifugio consente di vivere l’emozione di vedere il sole colorare l’orizzonte all’alba o di perdersi nell’intensità del cielo notturno d’alta montagna. Se non l’avete mai fatto, vi consigliamo vivamente di provare questa magica esperienza, arrivando adeguatamente equipaggiati però, e soprattutto ben disposti a seguire alcune regole di comportamento. Ne abbiamo parlato con Elena Marinoni, responsabile della comunicazione dell’Associazione AssoRifugi Lombardia, lei stessa rifugista, insieme al marito, del rifugio Quinto Alpini. Il loro rifugio è situato in Alta Valtellina, a 2877 m fra le vette del gruppo dell’Ortles-Cevedale, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Si poggia su uno spettacolare balcone naturale, punto di partenza per numerose ascensioni ed escursioni con avvicinamento al ghiacciaio di soli 3 minuti.

 

Una notte in rifugio, per prima cosa: è necessario prenotare?
È importante prenotare in rifugio con il giusto anticipo, anche perché molti rifugi non dispongono di numerosi posti letto.

Cosa consiglieresti di mettere nello zaino per un’escursione in montagna?
Un ricambio, quindi una maglietta e un paio di calze; una giacca a vento; un paio di guanti e un berretto; crema solare per evitare scottature, l’acqua e qualcosa da mangiare durante il tragitto. Poi consiglio di portarsi una mappa, perché anche lungo il sentiero è sempre bello fermarsi e poter capire cosa ci sta intorno; un kit di pronto soccorso e un sacchetto per riportare a valle i propri rifiuti.

Rifugio Quinto Alpini

E per la notte in rifugio cosa mi serve?
Fondamentale per regolamento e per una questione di igiene è il sacco-lenzuolo: nel caso non lo avessimo o ce lo fossimo dimenticato, lo possiamo comprare in rifugio. Chiediamo invece di evitare il sacco a pelo, che oltretutto pesa e ingombra anche di più: questo perché il sacco a pelo a volte finisce per terra, lo si usa spesso nelle tende e solitamente ha un livello di pulizia meno accurato del sacco-lenzuolo. Il rifugio non è un albergo, il rifugista non può cambiare le lenzuola tutti i giorni. Per questo se tutti seguono una prassi di igiene, siamo in grado di offrire un posto pulito anche a chi viene dopo di noi. Poi è utile portare un asciugamano, una piccola salvietta: può capitare che alcuni rifugi mettano a disposizione quel tipo di biancheria, però in generale e soprattutto nelle strutture in alta quota, dobbiamo pensare che potrebbero avere più difficoltà a lavare o che potrebbero non avere la lavatrice. Il sapone invece si trova in rifugio.

Nei rifugi gli scarponi si lasciano all’ingresso, è obbligatorio portarsi delle ciabatte?
Le ciabatte non sono indispensabili perché molte strutture le mettono a disposizione per la notte in rifugio: noi per esempio abbiamo tante Crocks colorate e comode per i nostri visitatori dai più piccoli ai più grandi. Non portandole ci si risparmia un peso sulle spalle. Raccomando però di prima di partire di verificare che gli scarponi siano ancora in buone condizioni, perché capita che dopo la salita le scarpe vecchie si aprano, cedano e non siano più adeguate ad affrontare la discesa.

Entro che ora è bene presentarsi in rifugio?
In generale consiglio di partire al mattino, non troppo tardi, in modo da evitare di camminare sotto il sole delle ore più calde. Inoltre prendendoci tutto il tempo possiamo fare le dovute pause e godere dell’ambiente in cui siamo. In genere nei rifugi si cena alle 7 di sera, ma noi consigliamo di arrivare verso le 16 in modo da rilassarsi, bere una tazza di the o una birra e soprattutto fare due chiacchiere. Se dovessi darti un time limit direi le 18:30.

E se non ceno, c’è un orario limite da rispettare?
Direi di non andare oltre le 8 di sera, indipendentemente che si mangi o meno. Anche perché se una persona ha prenotato e non arriva entro quell’ora, noi rifugisti iniziamo a preoccuparci che possa essere successo qualcosa lungo il cammino e rimaniamo pronti a dare l’allarme. Inoltre anche se siamo in estate, con la sera arriva il buio e arriva il freddo, la situazione può farsi più critica. Se si pensa di arrivare più tardi è opportuno quanto meno avvisare.

Michele Bariselli e Elena Marinoni, gestori del Rifugio Quinto Alpini

Se mi porto il pranzo al sacco, posso usufruire lo stesso dei servizi del rifugio?
Penso che stia un po’ nelle buone maniere. Il rifugio è un posto aperto a tutti, si può benissimo decidere di mangiare il proprio panino utilizzando i tavoli o i luoghi esterni alla struttura. Per quanto riguarda l’utilizzo delle toilette il discorso non è poi dissimile da quello che si può fare in città: se ho bisogno del bagno entro in un bar e magari prendo un caffè o un’altra consumazione, anche minima.  La montagna è di tutti, il rifugio è aperto a tutti, ma rimane un’attività commerciale gestita da persone, che lavorano e se ne prendono cura. Detto questo a volte sarebbe sufficiente anche solo chiedere con un po’ di cortesia.

A che ora bisogna smettere di fare rumore la sera?
In genere non è necessario imporre di andare a dormire a un certo orario per la notte in rifugio, perché di solito chi è in rifugio è stanco della giornata di cammino e viene naturale a tutti intorno alle 10 spegnere le luci e andare a letto. Ci sono anche rifugi più rigidi perché magari sono punto di partenza per alpinisti che si alzano alle 3 e vanno a letto alle 9. Vige quindi convivenza e rispetto reciproco per le esigenze di ciascuno.

Che consigli daresti ai genitori che vengono in rifugio con i bambini?
Per prima cosa di spegnere il cellulare e di giocare insieme a loro, nei rifugi di solito ci sono sempre dei giochi in scatola per i bambini. Poi di aiutarli a comprendere il luogo in cui si trovano, a guardarsi intorno, a vivere l’esperienza del rifugio con le sue specificità, perché non è e non deve essere come stare in albergo da un’altra parte. Inoltre è importante insegnare loro a non sprecare l’acqua, e quindi per esempio a non lavarsi i denti sotto il getto continuo dell’acqua corrente, perché l’acqua è un bene prezioso ancora di più in una struttura d’alta quota. E così via su tante piccole cose: non toccare gli animali selvatici, stare attenti a fare la raccolta differenziata anche in rifugio, ecc.

Qual è l’atteggiamento che i rifugisti apprezzano di più nei loro ospiti e quale quello che dà più fastidio?
Ci piacciono le persone che rispettano il luogo in cui si trovano, che chiacchierano con noi, che si dimostrano interessate a conoscere la storia del rifugio e delle sue montagne. L’atteggiamento che invece ci dà più fastidio è quello di chi chiede con arroganza: sicuramente è così dappertutto, ma salta ancora più all’occhio nel contesto della montagna, dove non si hanno le stesse possibilità che si hanno in pianura, dove ogni gesto costa fatica e impegno. Chi arriva con pretese “cittadine” dimostra di non sapere dove si trova.


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