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Il FIRN: sai davvero riconoscerlo?

Sentito mai parlare del Firn? Se sei uno skialper penso di sì...ma sai davvero che cosa è?

Maniche corte, sole rigenerante, neve trasformata, arietta pungente che ci ricorda che siamo in montagna e si arriva in fondo valle con un’aria soddisfatta per essere ancora lì con gli sci quando il resto del mondo è già in infradito. Se in inverno siamo in cerca della powder, in primavera siamo tutti alla ricerca del firn. Ti sarà capitato almeno una volta di vantarti per aver sciato un firn da urlo…ma sai davvero riconoscerlo?

Che cosa è davvero il Firn

I continui cicli di fusione diurna e rigelo notturno e la forza peso del manto stesso rendono il manto nevoso sempre più stabile e sicuro, oltre che piacevole da sciare, dove un effetto quasi vellutato ti accompagna ad ogni curva, certo non si può esagerare con l’appoggio quindi i curvoni alla Candide Thovex non sono così semplici, molti sostengono sia la neve perfetta per chi pratica telemark, dove lo sci diventa ancora più simile ad una danza antica lontana dalla ricerca dello spigolo pistaiolo. Peccato per la maggior parte di noi, il vero firn è sempre più raro!

Sciatore in tecnica telemark. Fonte Scuola It. Sci S. Martino di Castrozza.

 

Letteralmente firn dallo svizzero tedesco “dell’anno prima”, descrive quindi un manto nevoso particolarmente trasformato. Consiste in una neve parzialmente compattata, dalla forma granulare con un’alta densità, lo step successivo è il ghiaccio glaciale.

 

2. Questo non è FIRN! Siamo a luglio, e quella è neve trasformata dell’inverno, ad agosto sarà tutta fusa. In ogni caso l’immagine si presta per far notare come lo strato di neve a contatto con il suolo sia particolarmente compresso (in questo caso anche particolarmente trasformato dal ruscellamento), rispetto agli strati superiori. Quindi si può ben capire quanto lungo sia il processo per trasformare la neve in firn.

 

Il firn ha l’aspetto di zucchero bagnato, gli americani lo associano al mais (loro lo chiamano “corn”), i grani hanno una densità particolarmente alta, sono quindi molto duri e resistenti, forse è per questo motivo che gli americani lo chiamano così, per la similitudine dei famosi chicchi gialli con i grani che si formano in seguito alle pressioni esercitate dagli strati sovrastanti. Come abbiamo specificato il firn si trova in una fase intermedia tra la neve granulare ed il ghiaccio glaciale, il luogo tipico sono le teste dei ghiacciai, ovvero la “linea delle nevi perenni”. Quindi a conti fatti, in primavera, nella maggior parte delle località in cui non esiste la linea delle nevi perenni, è improbabile sciare sui “corn”, al massimo si potrà dire di aver trovato una neve ben trasformata tipica della stagione. Quando si incontrerà il vero firn, ci se ne accorgerà. Azzeccare l’ora corretta di discesa e la giornata giusta renderà la sciata indimenticabile.

Come azzeccare il firn da sogno

Per fortuna qui non ci sono grosse sorprese, le condizioni ottimali di discesa coincidono con quelle tipiche della neve primaverile. Iniziare la discesa prima delle ore centrali, così da dare il tempo ai “corn” di liberarsi dalla morsa del freddo notturno e nello stesso tempo non superare quella fascia di orario: in tal caso si avrà una consistenza più acquosa, simile al fango, e gli appoggi saranno compromessi ulteriormente a discapito del piacere di sciata e della sicurezza. Ovviamente il tutto dipende dalle condizioni meteorologiche, bastano poche oscillazioni dei parametri, in particolare della temperatura, per ritrovarsi a sciare su un banale strato di neve rigelata o eccessivamente in stato di fusione.

 

Nemmeno questo è Firn! Anche in questo caso è neve trasformata primaverile. Fonte EAWS.

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Non è solo questioni di termini

Quanto detto sopra è la versione accademica di quello che è il firn, almeno per i tecnici che con la neve ci lavorano. Per il resto del mondo c’è una gran confusione nel descrivere questo tipo di stato della neve, molto più che per altre condizioni più nette e distintive come la crosta da rigelo o la powder, a discapito di una corretta gestione del rischio. Sì, perché quando si parla di firn si intende un manto nevoso che ha raggiunto un certo grado di stabilità, diverso dalla neve trasformata primaverile.

 

Rappresentazione semplificata di dove si potrebbe trovare il firn: in blu ghiaccio glaciale, in rosso neve che potrebbe andare incontro a fusione e in rosa possibile formazione di firn.

 

Quindi non è solo un problema di linguaggio o di puntini sulle “i”, avere chiaro cosa sta sotto i nostri sci è molto più importante di sapere a memoria i grammi di ogni attrezzo che utilizziamo. Complici di tanta confusione è la somiglianza della neve primaverile trasformata che regala talvolta sensazioni simili al firn; l’azione solare sui pendii Sud determina una trasformazione che arrotonda i grani, i quali finiscono per assomigliare molto a quelli del firn, ma la struttura del manto nevoso non avendo ancora subito l’azione della sua stessa forza peso ha ancora inglobata aria, e i grani sono ancora lontani dalla forma e struttura tipica dei “corn”. Questo significa, banalmente, che specie ad inizio primavera ci ritroviamo a sciare su uno strato simile al firn che molto probabilmente poggia però su strati non ancora così trasformati con conseguenze sia a livello di stabilità e sia a livello di sciata. Sebbene popolarmente abbia preso piede la tendenza di chiamare firn anche questo tipo di condizione, avere chiare le differenze è sicuramente positivo sotto diversi aspetti.

Quindi, occhi aperti, e se vi capiterà di sciare sul firn dei sogni godetevelo come quando si apre una bottiglia di annata!


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