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Sci fuoripista: consigli ed errori più comuni

Per fortuna le valanghe sono un fenomeno molto raro ma spesso non si ha la percezione del pericolo che stiamo correndo. Ecco qualche consiglio per aumentare la sicurezza delle vostre escursioni in neve fresca.

Scialpinismo a Livigno

Da anni sempre più popolare e da quest’anno, causa chiusura impianti, un vero e proprio boom. Lo sci alpinismo è una disciplina che riesce a regalare emozioni portandoci ad un contatto più intimo con la montagna. Come sempre però l’outdoor, soprattutto in inverno, richiede preparazione e conoscenza.

Oggi dedichiamo questo articolo a chi vuole avvicinarsi a questo mondo. Non pensate che sia solo per super atleti oppure per gli amanti dell’adrenalina, come la maggior parte delle discipline esistono possibilità adatte a tutti i livelli. Questa disciplina è pronta a dare il via libera alla tua interpretazione della montagna. Dal mondo delle gare alle pellate più panoramiche lo sci alpinismo è capace di regalare grandi emozioni.

Quando siamo fuoripista è indispensabile farlo con la testa sulle spalle. I rischi ci sono ed è importante conoscerli per saperli valutare e gestirli al meglio. Ecco i consigli di Fabiano Monti, nivologo di ALPsolut con base a Livigno.

Fabiano Monti, nivologo a Livigno
Fabiano Monti, nivologo a Livigno

Quando è considerato fuoripista?

La domanda che può sembrare banale in realtà è molto importante: spesso la gente non conosce questo confine. Le persone, non sentendosi interessate, risultano completamente impreparate e incoscienti dei vari pericoli.

Il fuoripista è tutto ciò che ti porta fuori da un contesto gestito. Mentre le piste da sci, come le strade o le zone abitate, sono costantemente monitorate, fuori da queste dobbiamo iniziare a pensare con la nostra testa. Qui nessuno prepara il nostro percorso o ci protegge dai pericoli. Non parliamo solo del pericolo valanga ma anche presenza di sassi o rocce, ostacoli, acqua o ghiaccio.

Scialpinismo a Livigno
Scialpinismo a Livigno

Qualche consiglio per chi si sta avvicinando al fuoripista?

Il consiglio principale è di usare la testa, questa è l’attrezzatura migliore che abbiamo per prevedere incidenti. La sicurezza è il principale motivo ma vorrei sottolineare una cosa: fare le cose bene non significa solamente più sicurezza ma anche più divertimento. Invece qualche consiglio più pratico può essere:

Attrezzatura giusta

Avere gli sci corretti può fare la differenza tra una sciata spettacolare e una discesa sofferta. Quindi sci specifici che risultano più larghi rispetto a quelli da pista per favorire il galleggiamento. Anche l’abbigliamento richiede attenzione, abbiamo bisogno di certe caratteristiche durante la salita e di altre durante la discesa. Mai dimenticare il kit artva, pala e sonda che in Lombardia è anche obbligatorio per legge.

Compagni adeguati, affidabili e meglio se con esperienza

Come sempre in montagna la scelta della compagnia è importante. Se già siete alle prime armi l’ultima cosa di cui avete bisogno sono problemi creati da altri. Un compagno in grado di aiutarvi ed affidabile è molto importante.

Imparare ad utilizzare il materiale di autosoccorso (ma non solo)

Certamente imparare ed esercitarsi con artva, pala e sonda è fondamentale ma questo non significa aumentare la sicurezza. Questo aiuta a gestire un’eventuale emergenza ma se siamo capaci di muoverci e facciamo le cose bene all’emergenza non ci arriviamo. Quindi se pensate che un corso su come utilizzare il materiale di autosoccorso sia sufficiente cadete in errore.

Essere critici rispetto al nostro livello fisico, questo sport è duro

Non serve solo il fiato per raggiungere la vetta. Sciare fuoripista richiede molta energia soprattutto per chi è alle prime armi. Perfezionare la tecnica aiuta molto, è possibile chiedere qualche consiglio ad un maestro di sci, per la tecnica di discesa, e ad una guida alpina per la risalita e come muoversi in ambiente. Fate attenzione a scegliere l’itinerario adatto a voi.

Fabiano Monti

Valutare il terreno sul quale ci muoviamo

All’inizio è molto complesso interpretare la neve, i suoi strati e le sue caratteristiche. Può essere più semplice un’analisi del terreno intorno a noi. Prestare attenzione ai pendii superiori ai 30° (dai quali possono staccarsi le valanghe), evitare di entrare in conche o canaloni, capire come una dorsale possa aiutarci, ecc. Durante le prime uscite spesso non sarà facile riconosce un pendio superiori ai 30°.

Leggere previsioni meteo e bollettino valanghe

Cercare di capire che condizioni meteo troveremo durante la nostra escursione. Molto importante è la visibilità, soprattutto se andiamo in un nuovo posto. Non basta conoscere il bollettino valanghe, una volta sul campo bisogna saper valutare le condizioni della neve. È importante cercare le conferme rispetto a quello che abbiamo letto e saper analizzare in maniera critica tutte le variabili. Per esempio se erano previsti 10 cm di neve fresca e ci troviamo con 40 cm di neve fresca sicuramente la pericolosità sarà diversa. Queste rivalutazioni le dobbiamo fare su ogni pendio che passiamo, non solo rispetto alla neve ma anche il terreno (è davvero come ce lo aspettavamo?) e al fattore umano: se siamo stanchi, se l’attrezzatura è ok, come sta il nostro compagno, …

Non andiamo con il paraocchi

Occhi aperti sempre a 360°. Cerchiamo i segnali che ci può dare la montagna guardando i pendii intorno a noi. Se vediamo altri escursionisti osserviamo i loro movimenti e controlliamo che non creino un pericolo per noi.

Attrezzatura extra: qualche strumento per i contrattempi

In montagna un piccolo problema può diventare un grosso problema. Per esempio una rottura di una pelle o di un attacco può bloccarci in mezzo al nulla. Banalmente un semplice coltellino multifunzione o un nastro possono risolverci grossi problemi, mettiamoli nello zaino. Anche un kit di pronto soccorso può servire: un piccolo taglio con il freddo può risultare difficile da gestire. L’esperienza vi porterà ad prepararvi a queste evenienze.

Discesa in Vallaccia, Livigno
Discesa in Vallaccia, Livigno

Quali sono gli errori può comuni?

Difficile indicarli tutti, i primi possono essere:

  • Troppa sicurezza in se stessi
    • Sempre massima attenzione e senso critico. Cerchiamo di tenere un livello d’attenzione alto;
  • Ragionare per situazioni standard
    • In montagna le variabili sono molte. La frase “lì non è mai successo niente” non deve farci spegnere l’attenzione ai pericoli. Non c’è mai solo un pericolo ed il pericolo principale non elimina gli altri;
  • Sottostima del livello atletico necessario
    • Spesso le persone sottovalutano il livello atletico richiesto per le escursioni. Le condizioni sono variabili e questo può rendere l’escursione molto più faticosa. Attenzione, non bisogna arrivare al limite delle nostre energie, dobbiamo essere sempre pronti a gestire un’eventuale emergenza o cambio programma;
  • Pensare che vicino alle piste non sia pericoloso
    • Appena abbandoniamo una zona gestita dobbiamo saper gestire tutti i possibili rischi. Non è raro avere incidenti mortali anche a bordo pista. Qui il problema è una mancanza assoluta della percezione del pericolo al quale siamo esposti.
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